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Chernobyl

Il disastro nucleare di Chernobyl

RADIOATTIVITA' DISPERSA:
la stima minima e di 90 milioni di curie, circa 100 volte l'inquinamento radioattivo prodotto dalle bombe di Hiroshima e Nagasaki. Altre stime sono due o tr volte maggiori.

RADIAZIONI GAMMA:
sul luogo dell'incidente la radiazione gamma ha suprato i 100 roentgen per ora, una quantita centinaia di volte superiore alla dose massima annua consentita dalla Commissione internazionale per la protezione radiologica.

TERRITORIO CONTAMINATO:
260.000 kmq in Ucraina, Bielorussia e Russia hanno ancora oggi una emissioni di radioattivita superiore ad 1 curie per kmq a causa del cesio-137 disperso.

LAVORATORI CONTAMINATI:
dei 400.000 uomini che sono intervenuti per isolare le scorie radioattive, 30.000 hanno subito danni piu o meno gravi; 5.000 hanno ottenuto un sussidio per invalidi

BAMBINI:
13.000 bambini hanno ricevuto una dose di radioattivita doppia rispetta al massimo consentito in un anno intero per i lavoratori dell'industria nucleare e 4.000 hanno assorbito dosi 20 volte superiori a questo limite. Tra i bambini della regione di Chernobyl, i tumori della tiroide sono aumentati di 10 volte. I disturbi psichiatrici sono 10-15 volte superiori alla media.

SCORIE: nel reattore c'e ancora una radioattivita pari a 20 milioni di curie; nella regione ci sono 800 siti dove sono sepolti materiali radioattivi.

RISCHIO FUTURO: sono tuttora in funzione 15 reattori come quello esploso 10 anni fa. Per chiudere Chernobyl l'Europa si e impegnata a versare 4.800 miliardi all'Ucraina.

GUERRA DI CIFRE: i dati sulle conseguenze del disastro nuclerae di Chernobyl sono fortmente controverse. L'Agenzia atomica internazionale, l'Aiea di Vienna, comunica dati che minimizzano, Greenpeace dati catostrofici. Questo bilancio e tratto in gran parte dall'ultimo numero di Le Scienze.

Il 26 aprile 1986, nella centrale di Chernobyl, a 120 chilometri da Kiev (Ucraina), alle ore 1 e 23, il reattore 4, in funzione da appena due anni e mezzo, esplodeva durante un esperimento per vedere quanto a lungo i generatori potessero funzionare senza essere alimentati. Chernobyl e la vicina citta di Pripjat furono investite da esalazioni gassose e da una pioggia di materiali roventi (6-7 tonnellate), fortemente radioattivi. Dalla centrale in fiamme si sprigionarono a varie riprese nubi che, trasportate dai venti, dispersero il loro carico radioattivo su vaste aree dell'Ucraina, della Bielorussia e della Russia e che contamineranno poi tutto l'emisfero Nord del pianeta. Nei giorni successivi, la radioattivita di Chernobyl viene misurata non solo in Europa, ma anche nella parte siberiana della Russia, in Cina, in Giappone e negli Stati Uniti. In Italia le nubi radioattive contaminano maggiormente le regioni settentrionali spargendo i loro radionuclidi, di cui sussistono ancora soprattutto il cesio-137 e lo stronzio-90. A Chernobyl, gli effetti dell'esplosione (che fu di natura chimica e non atomica) e del successivo incendio sono devastanti. Due persone muoiono sotto le macerie, altre 29 periscono in poche settimane per le gravi ustioni provocate dalle radiazioni; 300 persone, soprattutto personale della centrale e vigili del fuoco, vengono curate negli ospedali; 203 persone soffrono di gravi danni causati dalle radiazioni e 130.000 sono esposte a forti dosi di radiazioni. Alcuni esperti sono dell'opinione che per circa 10.000 persone si manifesteranno danni postumi da radiazioni, ma manca una rigorosa verifica scientifica. Nonostante i numerosi incontri e simposi internazionali organizzati sull'incidente di Chernobyl, non e stato ancora reso noto ufficialmente il numero totale di vittime, e cio per due motivi principali. Primo, la difficolta di stabilire con certezza se i decessi sono avvenuti per effetto dell'irradiazione o per altre cause, quali, per esempio, l'elevato inquinamento chimico ambientale, lo stress, la predisposizione genetica. Secondo, la segretezza dell'ex regime sovietico (l'incidente fu mantenuto segreto fino al 5 maggio 1986), attitudine della quale anche i nuovi dirigenti locali non sembrano essersi completamente liberati. Cosicche, paradossalmente, il numero ufficiale dei morti e rimasto 31. L'Oms (Organizzazione mondiale della sanita) riportava gia in un comunicato del 23 aprile 1993, che «lo sviluppo piu preoccupante e l'aumento dei casi di cancro alla tiroide tra i bambini in Bielorussia». E Michael Balter riferiva che, secondo un gruppo di esperti, che hanno partecipato alla conferenza internazionale di Ginevra (20-23 novembre 1995) sul tema «Conseguenze per la salute dell'incidente di Chernobyl», l'aumento esplosivo di tumori alla tiroide nei bambini in Bielorussia, Ucraina e Russia sarebbe dovuto alle radiazioni prodotte dagli isotopi dello iodio radioattivo (I-131, I-132, I- 133 e I-134). Tuttavia, secondo due ricercatori giapponesi, Shunichi Yamashita e Shigenobu Nagataki dell'Universita di Nagasaki, benche sia noto che nei bambini la tiroide e tra gli organi che hanno il piu alto coefficiente di rischio, nel caso di Chernobyl non e stata ancora stabilita con certezza una relazione di causa-effetto tra l'esposizione alle radiazioni e l'insorgere della malattia (disfunzione della tiroide e comparsa di tumori) in quanto le dosi di radiazioni individuali nell'area dell'incidente non sono state ancora determinate con precisione. Dello stesso avviso e anche Luc Holmstock, responsabile del servizio medico al Centro Nucleare (SCK-CEN) di Mol in Belgio, dove viene misurata la radioattivita del Cesio-137 nel corpo umano. Le tecniche della biologia molecolare sembrano promettenti anche per risolvere alcuni problemi creati dall'incidente. I ricercatori tedeschi Hillebrandt, Streffer e Reiners dell'Universita di Essen hanno studiato in collaborazione con Demidchik del Centro sui Tumori alla Tiroide di Minsk (Bielorussia) le sequenze del p53, un gene suppressore del tumore nell'uomo, in 26 bambini. Essi hanno concluso che «il numero di mutazioni del p53 osservate in carcinomi della tiroide di bambini provenienti da aree contaminate in seguito all'incidente di Chernobyl e piu elevato se paragonato con studi fatti su pazienti che non sono stati in contatto con la radioattivita». Ma gli stessi autori ammettono che, almeno per ora, e difficile giungere a una conclusione sicura a causa del basso numero di tumori analizzati. Questo approccio di epidemiologia molecolare sembra, comunque, di grande utilita e non e da escludere che le mutazioni a livello del gene p53 possano costituire un «marker» potenziale per i tumori indotti dalle radiazioni.

LA radioattivita dispersa dal reattore di Chernobyl ha contaminato gravemente 2225 centri abitati sparsi su una superficie di 25.000 chilometri quadrati, in Bielorussia, Russia e Ucraina. Ovviamente, la contaminazione ha interessato non solo gli abitanti (circa 825. 000) ma anche gli animali e le piante degli ecosistemi terrestre e acquatico. A causa del passaggio dei radionuclidi di lunga vita dal suolo e dall'acqua ai produttori primari e da questi ai consumatori primari (erbivori) e secondari (carnivori), anche le catene alimentari riguardanti l'uomo sono state contaminate. E' provata la presenza di cesio-137 nel latte e in altri alimenti: le autorita locali hanno dovuto introdurre varie contromisure per limitare le dosi d'irradiazione interna. Per quanto riguarda le piante superiori, si ricordera, per esempio, che una foresta di conifere (Pino silvestre) nelle vicinanze della centrale e stata praticamente distrutta dalle radiazioni. Secondo i ricercatori francesi Jean-Claude Nenot e Rene Coulon, dell'Ipsn di Fontenay-aux-Roses, gia sei anni dopo l'incidente, essa dava segni di ripresa. Ma il riequilibrio di un ecosistema fortemente danneggiato puo richiedere decenni e talvolta secoli. Quanto agli animali selvatici (mammiferi e uccelli) dell'area contaminata, paradossalmente, partito l'uomo, essi hanno proliferato nonostante la dose elevata di radiazioni, che in alcuni luoghi era fino a 3000 volte superiore a quella naturale (che e di circa 2-2,5 mSv). L'ecologo americano Ron Chesser, che ha studiato la zona, ha percio concluso che il beneficio dell'esclusione dell'uomo da questo ecosistema fortemente contaminato ha bilanciato gli effetti negativi delle radiazioni. Tuttavia, benche gli animali sembrino in buona salute, secondo lo zoologo Robert Baker essi stanno probabilmente pagando il prezzo dell'irradiazione, ipotesi che dovra essere dimostrata da rigorose ricerche ecologiche, etologiche e genetiche. Chesser e Baker hanno percio iniziato uno studio di genetica molecolare, analizzando le sequenze del gene del citocromo b in individui di arvicola (topolino dei campi), che vivevano dentro o fuori della zona contaminata. I due studiosi hanno messo in evidenza un'elevata frequenza di mutazioni genetiche nel gruppo di animali sottoposti alle radiazioni. Queste ricerche, finora effettuate su un numero limitato di individui, dovranno essere confermate ulteriormente, utilizzando un numero piu elevato di animali che possa permettere un'analisi statistica. Nella regione intorno a Chernobyl la radioattivita e ancora fino a 3000 volte superiore a quella di origine naturale. Il fatto che le popolazioni di alcune specie animali crescano in un'area altamente contaminata non deve sorprendere se teniamo conto di due fatti importanti. Primo, quando la vita comparve sulla Terra, la radioattivita ambientale, dovuta ai radionuclidi primordiali, era molto piu elevata di quella attuale. Secondo, gli organismi viventi eucarioti, uomo incluso, hanno sviluppato un «sistema di riparazione» capace di eliminare il danno provocato dalle radiazioni al patrimonio ereditario della specie.

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